Nel corso del tempo ho sempre più acquisito competenze tecniche e  di strategia basate primis sull’esperienza e poi sulle continue documentazioni a cui sono riuscita ad accedere.

Oggi giorno posso considerarmi non più una novellina nel mio settore di competenze, anche se so solo un decimo delle conoscenze mondiali del settore.
Ho sperimentato, testato, discusso con altri del mio campo e ora ho la mia raccolta di competenze necessarie per seguire un altro lavoratore nel grande mondo dell’informatica e della rete.

prove-professional-designerBene, adesso il vero problema e far comprendere ai clienti che si devono fidare delle mie conoscenze che sono quasi sempre molto ma molto più ampie delle loro in fatto di web e social media makerting.
Generalmente i Clienti, non solo non vogliono perdere troppo tempo e soldi per il mondo della rete, ma credono che un sito e una pagina facebook li connetta al mondo.

NO! Un sito e fb  raggiungono una minuscola parte del possibile target che un cliente idealmente ha come obbiettivo.
Purtroppo essi non sanno che il mondo web è articolato e organizzato in modo più complesso di un paesino dove si conoscono tutti: possiamo definire la rete più come un intera nazione fatta delle sue regioni, province, città. Ogni città potrebbe essere un bacino di target ideali raggiungibili tramite determinate strade che in questo caso sono ad esempio i social network.
Ma non bastano vie di comunicazione per raggiungere i nostri target, c’è la necessità di farsi vedere e destare curiosità; e non solo, dobbiamo essere morbidi e confortevoli come una poltrona, perchè se siamo asciutti come una sedia dei banchi di scuola, nessuno nel campo web è obbligato a restar seduto.

Quindi, mio caro cliente, io conosco le vie, gli strumenti adatti e le possibili idee accattivanti: ma se tu non mi permetti di cercare quelle adatte a te (dandomi un target ben preciso), non mi dai le tue qualità che possono piacere al tuo target (sei privo di una immagine coordinata e i tuoi contenuti sono poveri), mi chiedi di rappresentarti nel web senza dirmi chi sei (non c’è un brand / corporate manual);  io come posso aiutarti?

Immaginiamo che il cliente  di oggi  sia una piccola libreria  in una grande città.
Lui non ha le idee molto chiare su quale sia il suo target di clientela nel mondo della rete, ma vuole comunque aggiornarsi.
Ed ecco che entra in scena il consulente informatico che accompagnerà il nostro lavoratore nel mondo della rete:

Prima di tutto il consulente analizzerà la situazione della ditta/libreria: l’edificio è su una via maestra cittadina, gli interni sono un po’ vecchi e si presenta come una vecchia libreria storica non modernizzata. L’insegna è  anonima e presenta solo l’intestazione libreria. La ditta vende principalmente libri generici, ma ha una buona fetta di vendita dei libri scolastici e una piccola sezione di libri usati anche antichi.

A questo punto il consulente, visto che il cliente non ha idea di come operare, stilerà  una serie di idee di strategia per mostrarsi al mondo informatico:

  • La libreria dovrà sicuramente creare un sito web personale  di presentazione e agganciarsi ai principali social.
  • Nel caso specifico di un negozio locale e per il fatto che è anche una libreria, dovrà registrare la sua attività sui Social Local contemporanei: fb local, google map, foursquare. Se fosse stato nel settore alimentare, sarebbe sicuramente stato registrato anche su Tripadvisor che però non è adatto per le librerie. Nel caso specifico  della libreria, potrebbe essere interessante attivare un profilo su Anobii.
  • Il cliente potrà scegliere se creare un sito semplice giusto per informazioni, o se vorrà offrire servizi aggiuntivi. Comunque sia, nel suo caso, i social media potranno rimanere una pagina di facciata seguita solo nei messaggi privati; ad eccezione di Anobii .

Queste sono le principali lavorazioni che il cliente dovrebbe fare per avere almeno:  un sito informativo se  qualcuno cerca in rete il nome della libreria, una visibilità per chi cerca una libreria in zona, utilizzando i social local e dare la possibilità ai clienti di salvare nei preferiti dei servizi di liste di locali.  Le persone sopra i 45 anni probabilmente non cercheranno la libreria tramite i social local, ma già la nuova generazione e una fetta dei 20/3o anni potrebbe usare questi strumenti. Visto che la presenza come pagina informativa su questi social local è gratuita,  è categorico almeno registrarsi per essere rintracciabile su tutte le piattaforme possibili.

Seguirà poi la necessità di un immagine coordinata da applicare in rete e in locale nello stesso negozio e poi inserire una figura interna o esterna all’attività che segua il sito e i social.

Fin  qui abbiamo già una lavorazione che permette  al cliente di entrare nel mondo web, ma se il cliente volesse migliorare i propri servizi e ampliare settori specifici del suo  mercato, allora dovrebbe sviluppare altre idee:

  • Il cliente può pensare di  attivare un servizio di prenotazione dei libri tramite il proprio sito web, se non desidera avventurarsi nell iter burocratico degli Ecommerce, può realizzare un servizio di ordine e prenotazione di un libro che potrà essere ritirato direttamente in libreria e pagarlo sul momento.
  • Se la libreria ha clienti abituali che utilizzano internet, potrà dedicare loro una newsletter con gli ultimi arrivi o con gli sconti  che fa periodicamente.
  • Può decidere di entrare negli ambienti informatici di vendita di libri scolastici o libri usati e gestire una vendita di questi direttamente con questi strumenti specializzati.
  • Se la libreria ha un eccellenza su qualche genere particolare di libri, potrebbe optare per una campagna seo o pubblicitaria per farsi trovare meglio in quel determinato settore.
  • (Si potrebbe studiare ancora diverse idee sempre più innovative che sinceramente adesso non mi vengono in mente visto che è un cliente immaginario e non mi paga questa lunga riflessione).

Ecco che da un normale sito  anonimo + pagina facebook, siamo passati a una serie di vie e strumenti che possono ampliare il mercato del nostro cliente. Ora su due piedi non posso dire se il nostro cliente avrà o no  un aumento considerevole delle sue attività, molto dipende dal tipo di cliente e dagli obbiettivi che desidera raggiungere, ma intanto ha già iniziato a percorrere su una via  telematica che un giorno sarà molto più trafficata.

Siamo giunti così alla conclusione dei lavori e a conti fatti ci dobbiamo  confrontare  con il principale problema delle interazioni lavorative: i costi.

I danni del nipote smanettoneSe il nostro anziano cliente che possiede una libreria ha un nipote arzillo e sveglio, potrà farsi gratis il sito e i profili social, però dovrà rinunciare alle possibili idee creative che un “consulente” può offrirgli: dovrà utilizzare un sito anonimo o nei peggiori dei casi un sito pacchiano, perché il nipote non ha nessun gusto artistico; dovrà rinunciare  alla buona presentazione del cliente perchè ovviamente il nipote non ha idea di cosa sia un immagine coordinata; e in conclusione potrebbe tagliarsi fuori dai mercati di nicchia che il consulente ha con sudore e professionalità cercato appositamente per i suoi commerci.

Se pensate che rinunciare a tutte queste cose valga la candela  e vi permetta di sfondare in rete, be dovrete ripensarci! Non sto dicendo che tutti i lavoratori debbano per forza seguire la stessa strada: ad esempio io non ho collegamenti con paesi internazionali perchè non posso fatturare all’estero attualmente, mentre mi sono concentrata sulla presentazione grafica e di qualità che vorrei trasmettere al mio possibile cliente.
Quindi, premesso che  affidarsi a un consulente valga veramente la pena, allora dovrete accettare che il lavoro ben fatto si paghi il giusto.

tecnico al lavoroEd ecco che arriviamo al vivo del dibattito su quanto valga il lavoro informatico di un consulente web. Giusto l’altro giorno, un collega si chiedeva come poter far comprendere al cliente che il suo costo non è campato all’aria ma è giustamente guadagnato dalla nostre conoscenze. Esattamente come la barzelletta dell’operaio costoso, dove il cliente si lamentava che il tecnico per girare una vite ha chiesto 1000€, anche nel nostro caso lo strumento (la vite) costa 1€ e la conoscenza di dover mettere le mani (girare quella vite) costa 999€.

Sfido i clienti che non conoscono il codice di sviluppo per i siti web a sapermi dire dove mettere le mani per cambiare il colore di uno sfondo! Certo, oggi giorno i social sono fatti per tutti, tanto anche i social sono un po’ come siti web.
E no! I social non sono come siti web, integrano i siti web, aumentano le connessioni tra sito web e utenti, ma non sostituiscono un sito web. E se la tua intera immagine coordinata è  giallo canarino, perchè tu vendi solo canarini gialli, sul social, anche se puoi mettere l’immagine che vuoi, sarai sempre uguale a tutti gli altri profili. E dovrai stare alle regole di contenuto di quel social e della sua struttura.

Io cerco di aiutare il cliente inserendo i costi per ogni tipo di lavorazione che dovrò effettuare, in modo che possano comprendere  cosa fa la somma del costo finale ed eventualmente eliminare costi troppo eccessivi per le loro tasche.
Però, se il cliente si lamenta che la creazione e la strutturazione di un sito standard senza tema grafico  costa 200€ mentre  la stessa lavorazione per un e-commerce costa 500€, come faccio a mostrargli che invece di avere 5 pagine da impostare, ne ho 13? Devo filmarmi mentre lavoro?
No, è il cliente che deve rispettare la mia professione e accettare che se i mie costi sono quelli. Poi nulla gli vieta di cambiare con qualcuno che costa di meno, sempre tenendo presente che se c’è una differenza di prezzo sostanziale potrebbe esserci anche un motivo reale.

Il cliente tende a non considerare i costi intrinsechi del lavoro, non tiene assolutamente in considerazione che mi son dovuta fare la gavetta per avere le conoscenze che ho acquisito: un dottore viene ben pagato anche se semplicemente di guarda in faccia e basta; però ha perso 10 anni della sua vita e bei soldini per guardarti in faccia e dire quale è il tuo problema. Se proprio dobbiamo fare confronti, prendiamo i calciatori, strapagati che nemmeno hanno studiato, ma si sono allenati e basta: perdono tempo per allenarsi, ma anche i programmatori perdono un sacco di tempo per creare un codice (e non scherziamo perché è verissimo 1 giorno per sistemare 10 righe di codice e poi vediamo chi si allena di più). Il calciatore è un talento che fa gol, e un consulente non è un talento che ti crea soldi partendo da un idea, che ti dipinge un quadro (il tema grafico) per  mostrare la tua ditta al mondo, che ti segue e ti accudisce ed è sempre a disposizione se hai problemi ?

Il nostro lavoro, oltre al costo reale delle ore che perdiamo per lavorare, ha molto più valore:

  • c’è il costo della nostra conoscenza acquisita che non è banale come si pensa,
  • c’è il costo del nostro ingegno che è fondamentale per pensare come un computer,
  • c’è il costo della nostra reperibilità in breve tempo perché guardiamo ogni giorno i messaggi e le email e cerchiamo di accontentare tutti,
  • c’è il costo dei vizzi dei clienti che dopo che hanno scelto uno stile cambiano idea e ti chiedono di  cambiare una virgola che ti porterà via un altro giorno di lavoro,
  • c’è il costo di aspettare i comodi dei clienti che invece di fornirti il materiale te lo da dopo settimane, perché anche loro sono sempre indaffarati e tu invece hai nulla da fare,
  • c’è il costo della cura dei dettagli e dei prodotti ben fatti, che in vero stano diventando sempre più rari,
  • c’è il costo di ricavare qualcosa di decente anche se i clienti non ti danno nessuna informazione utile per comprendere chi sono e come si vogliono mostrare al mondo,
  • c’è il costo di essere ritenuti il male dello Stato perchè siamo fin troppo liberi come lavoratori,
  • c’è il costo del contatto umano, perchè non siamo come il call-center di una ditta di telefonia che ti dice bugie pur di farti comprare o levarti dalle palle,
  • c’è il dialogo diretto perché mi occupo io stesso dei progetti  e so cosa desiderano  o vogliono realizzare i mie clienti.

Siamo tutti sulla stessa barca, solo che usiamo strategie diverse per remare.

Io non posso garantirti che ogni mio collega si comporti con rispetto e principi morali uguali ai mie; ma ti chiedo soltanto, possibile cliente, di non essere prevenuto e permettermi di fare il mio lavoro al meglio : lasciandomi ideare e strutturare la soluzione più adatta a te e ai tuoi possibili futuri clienti.